Biografia e contatti dell' Artista Diego Bormida - Diego Bormida Artist

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Biografia

Your time is limited, so don't waste it living someone else's life. Stay hungry, stay foolish: “Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati, siate folli”. Così Steve Jobs, l’ideatore e l’anima di Apple, esortava nel 2005 a Stanford i suoi numerosi estimatori. Ebbene, crediamo che Diego Bormida di questa frase famosa potrebbe fare il proprio motto o la propria insegna.   Nato ad Acqui Terme il 12 ottobre 1975, egli ha frequentato il Liceo Scientifico nella nostra città, determinato fin da piccolo a fare il pittore, ed ha poi frequentato l’Accademia di Belle Arti a Firenze, dove si è diplomato in Decorazione pittorica e dove ha successivamente lavorato, in collaborazione con il prof. Beppe del Debbio, alla villa medicea di Calenzano. Il periodo fiorentino si è rilevato decisivo per la formazione del giovane e poliedrico artista, che ha potuto seguire con profitto vari corsi complementari: tecniche del marmo e delle pietre dure, fonderia, tecnologia della scultura, fotografia, storia dell’architettura, mass-media, fenomenologia delle arti contemporanee. In tal modo egli ha innervato le congenite attitudini al disegno e alla pittura di solide competenze tecniche e culturali. Nello stesso tempo alla grammatica ha affiancato la pratica. Quattro anni a Roma, dove ha collaborato con diversi artisti, gli hanno consentito di acquisire a fondo i segreti del mestiere, ma senza per questo acquietarsi e adagiarsi nelle comode misure dell’ordinarietà. E forse proprio qui sta il vero segreto e - diremmo - lo stigma che distingue il mestierante dall’artista di genio. Il motto jobsiano si attaglia alla perfezione a un talento che, pur essendo giovanissimo, ha già al suo attivo un invidiabile curriculum e nondimeno dimostra di guardare oltre, di avere mete più ambiziose.
Ora non possiamo fare a meno di riandare alle tappe più importanti della carriera di questo promettente artista acquese che nel 1997, a soli ventidue anni, vinse il concorso “David Molinari”, organizzato dall’Accademia fiorentina di Belle Arti, con un mezzo busto in gres porcellanato ora esposto nella biblioteca comunale di Figline Val d’Arno. L’anno dopo, ancora in coppia con il prof. del Debbio, si cimentò nella decorazione di una cappella privata nella tenuta degli Antinori a Bolgheri e passò quindi, da solo, per oltre due anni, a realizzare finti marmi, trompe-l’oeil, soffitti decorati con cieli e gazebo nel palazzo reale di uno dei principi dell’Arabia Saudita, a Riyadh. Dopo di che, nel 2004, ha restaurato una decina di soffitti nella settecentesca Villa Scati, al Quartino di Melazzo.  Si dirà che finora siamo rimasti nel campo dell’arte applicata, dove la libertà dell’artista è fortemente condizionata, per un verso, dalle esigenze (e dai gusti) della committenza e, per l’altro, dagli spazi disponibili e dalla loro specifica destinazione: considerazione non certo priva di verità, ma ricordiamo che la bravura di un artista sta appunto nel farsi carico delle limitazioni imposte e nel trasformarle creativamente in occasioni di spigliate performances. Diego sa accettare le sfide, senza scoraggiarsi. E soprattutto senza fossilizzarsi in una mansione, in un’attività. L’arte, nel suo caso, è più di un mestiere: è una passione, un piacere, un divertimento. Alla specializzazione egli preferisce la sperimentazione, alla clausura la contaminazione, all’uniformità l’eclettismo. Egli trascorre infatti con disinvoltura dalla pittura alla scultura, dalla decorazione alla scenografia, dal restauro all’arredo di interni. Sarebbe troppo lungo (ed anche noioso) insistere in una mera elencazione, ma non si può sottacere la sua partecipazione - sponsorizzata dal noto marchio “Baci e Abbracci” - alle mostre internazionali tenutesi nel 2007 a Milano, nonché alle riprese di films come Il Gioiellino di Andrea Molaioli, girato ad Acqui Terme (2010), e Il Vedovo di Massimo Venier (2012), con Fabio De Luigi e Luciana Littizzetto.  Pittore di scena, egli si sente pienamente a suo agio nella modernità, dove gli spazi della decorazione si sono enormemente ampliati, trovando inedite applicazioni, appunto, anche nel teatro, nel cinema, negli eventi organizzati a fini spettacolari o celebrativi, e dove, dopo gli eccessi dovuti al distacco dall’architettura, gli effetti decorativi tornano ad essere ricercati nella qualità dei materiali, nella finezza e preziosità della esecuzione, nella congruenza stilistica tra il tutto e le parti. Da quanto abbiamo personalmente visto e constatato ci sembra che Diego interpreti senza titubanze e senza sudditanze le esigenze della modernità. Siamo convinti, ad esempio, che i grandi artisti del Rinascimento e del Barocco - da Raffaello a Leonardo, da Michelangelo a Caravaggio - restino per lui delle pietre di paragone inamovibili, ma che egli cerchi di adeguare al mondo di oggi la loro lezione, rinnovandola e - se possibile - reinventandola. Oggi siamo immersi in una civiltà che si differenzia da quelle del passato per i suoi aspetti dinamici e per le sue valenze globali. La società “liquida” in cui viviamo brucia di continuo modelli e valori, all’insegna dell’effimero e del transeunte, dell’interculturalità, ed anche l’arte si mette in gioco, mutuando dal cinema e dalla fotografia schemi, temi e stilemi. Il rischio è quello di conformarsi alle mode, ma, in questo caso, si può rimediare con l’ironia, con il distacco critico o con la reinvenzione personale e magari straniante del déjà vu, dei calchi, dei topoi.
Diego, giorni or sono, ci confessava la sua passione per la body painting, che fa del corpo femminile una tela. Mediante una tecnica mista e la sapiente miscelazione di colori caldi e di glitters si può trasformare l’epidermide, con le sue sinuosità e i suoi chiaroscuri, in un quadro mobile, in una fioritura di immagini che possono a loro volta essere valorizzate dalla luce, da un’accorta manipolazione di fari e faretti.
In modo da evocare atmosfere suggestive. Oltre tutto - pensiamo - questa tecnica particolare si presta a valorizzare l’estemporaneità, perché la superficie corporea ha una tridimensionalità che, salvo artifici o specifici adattamenti, manca alla tela e, proprio per questo, può fungere da guida o da stimolo all’immaginazione, suggerendo all’artista soluzioni impensate, nate per così dire lì per lì, dall’estro del momento. E proprio per questo destinate a durare l’espace d’un matin, anzi d’un soir. Ma questa - se vogliamo - è la maledizione dell’arte odierna, che sacrifica la durata all’épate della moda o agli exploits della spettacolarizzazione.
Nel 2007 Diego ha preso a collaborare con la “Fidelity Arts”, la rinomata casa d’arte di Los Angeles per la quale lavora il fior fiore dell’arte moderna. Essa si occupa, tra l’altro, dell’arredamento e della decorazione artistica e pittorica delle navi da crociera di compagnie come la “Cunard Lines” e la “Princess Cruises”. Da allora in poi egli ha eseguito i suoi interventi pittorici (dipinti a olio, murales, decori di gusto floreale o Art Nouveau, finti marmi, restauri) a bordo di sontuosi transatlantici del calibro della “Queen Victoria”, della “Emerald Princess”, della “Grand Princess”, della "Queen Elizabeth", della "Royal Princess" ed anche della “Regal Princess”, l’ammiraglia della “Princess Cruises”, nonchè dell' Italiana "Costa Luminosa". Tra la fine del 2014 e l' inizio del 2016 ha ottenuto e realizzato la sua piu' importante commissione: due soffitti di oltre 200 metri quadrati raffiguranti la Storia di Ercole e del suo matrimonio con Era, figlia di Zeus, dopo aver studiato per mesi la mitologia greca e aver preparato decine di bozzetti e disegni preparatori. Nella stessa location, Villa Bellissima, una delle piu’ grandi e lussuose ville d’ America, situata a Salt Lake City, Utah, ha presentato la sua nuova collezione di dipinti ad olio su tela. Insieme a lui erano presenti James Coleman, Dorit Levi e Kira. Ha anche partecipato, con una sua scultura in Bronzo, ad un evento in una galleria a Venice Beach, Los Angeles, California, la FAB ART GALLERY.
Non ci resta che augurare al pittore acquese buon viaggio e nuovi successi in campo professionale, nella speranza che egli trovi modo e tempo per dipingere anche nel senso tradizionale del termine: per sé e, magari, per i posteri. Solo così potrà davvero dire, con Orazio: Exegi monumentum aere perennius...
E noi allora lo seguiremo con rinnovato entusiasmo.

Carlo Prosperi





Diego Bormida
Mobile: +39 349 2897375
Email: info@diegobormida.com
Instagram: diego_bormida

 
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