Trompe l' oeil - Arte e Bodypainting. Dai dipinti ad olio ai murales, dalla resina artistica alle sculture. Painted ceilings and airbrush - Diego Bormida Artist

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Trompe l' oeil - Storia, Tecnica, esempi e definizione del termine

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Tags: Trompel'oeil;ingannal'occhio;murale;mural;decorazionepittorica;handpainted;decoration;dipintosumuro;prspettiva;paesaggio;landscape
Definizione

Il trompe-l'œil, espressione della francese dai termini tromper, cioè ingannare & l'oeil, cioè l'occhio, è una tecnica pittorica naturalistica, basata sull'uso del chiaroscuro e della prospettiva, che riproduce la realtà in modo tale da sembrare agli occhi dello spettatore illusione del reale.  Essa crea un'ambiguità tra il piano pittorico e quello dell'osservatore, facendo risultare tridimensionale ciò che in realtà è bidimensionale; in questo modo infatti l'osservatore percepisce illusoriamente una realtà inesistente, creata artificialmente attraverso mezzi pittorici. Si basa sostanzialmente sulla creazione di una sorta di scenografia volta ad inglobare in maniera oculata elementi funzionali per arrivare poi a fondersi con l'architettura e nel contempo a superarne i limiti. La perfetta simulazione del mondo fisico dà vita ad un sottile gioco di rimandi tra realtà e illusione percettiva, nella quale l'uomo moderno si perde e perde a sua volta le limitazioni imposte dal mondo fenomenologico.

Tecnica

Dal punto di vista tecnico, il trompe l'oeil richiede un'assoluta conoscenza del disegno, delle regole prospettiche, dell'uso delle ombre e degli effetti di luce, oltre alla perfetta padronanza dell'uso del colore e delle sfumature, tecniche ben precise e rigidamente sottoposte a regole matematiche e geometriche per ottenere l'effetto voluto.
Lo studio del punto di vista dell'osservatore rispetto al dipinto è fondamentale. Pertanto, subito dopo avere scelto la superficie su cui operare l'intervento, l'artista dovrà individuare i punti di vista privilegiati, ossia i punti di vista da cui generalmente si osserva quell'area.  
Per esempio, se si decide di collocare il dipinto sulla parete di una stanza che sta di fronte alla porta di ingresso, si costruirà l'opera pittorica in modo da "ingannare" la percezione visiva di colui che entra nella stanza. Se l'artista desidera creare un'illusione prospettica, dovrà inoltre collocare il punto di fuga dell'immagine pittorica in corrispondenza del punto di vista dell'osservatore. L'illusione ottica è particolarmente efficace se l'osservatore si pone al centro della stanza, in corrispondenza del punto di fuga.
È fondamentale, per raggiungere il massimo dell'illusorietà pittorica, tener conto delle reali sorgenti luminose dell'ambiente, la loro natura e la loro direzione, in modo che il soggetto rappresentato appaia come illuminato da quelle luci.

Storia

Il tentativo di rappresentare realisticamente la realtà risale alle origini della pittura, alle antiche pitture murali, nate con i primi insediamenti umani. Miti, battaglie e vicende della vita quotidiana come la caccia, le cerimonie religiose ecc. venivano immortalati sulle pareti delle caverne, nelle tombe, negli edifici di culto e nei palazzi. Le pareti tombali dell'antico Egitto infatti ci tramandano figure stilizzate e un ricchissimo repertorio naturalistico di dipinti eseguiti con campiture piatte di colori puri. Gli artisti egizi o minoici, con pitture raffiguranti giardini, coprivano le pareti dei templi, delle tombe o dei palazzi e non immaginavano che le forme da loro create si sostituissero a veri e propri giardini. Artisticamente prospere furono anche le civiltà mediterranee, come quella greca e cretese, le quali probabilmente influenzarono l'arte pittorica etrusca e poi quella romana da un punto di vista religioso ma soprattutto naturalistico e decorativo. A queste inoltre risalgono i primi "sfondati illusionistici" della storia e temi decorativi che sono entrati sistematicamente nel repertorio decorativo di oggi.
Durante l'epoca ellenistica, nel mondo greco ed ellenizzato si assiste ad una diffusione senza precedenti dell'illusionismo nell'architettura e nella decorazione. L'origine di questa decorazione è indissolubilmente legata all'evoluzione dell'architettura, visto che solo la decorazione architettonica rendeva possibile un trompe l'oeil a tre dimensioni che potesse essere messo in rapporto con la categoria della copia. Nell'ultimo quarto del IV secolo a.C. e all'inizio del secolo successivo si sviluppa un'architettura "di facciata" che tende ad esaltare e contemporaneamente a dissimulare l'edificio sottostante.
All'inizio della storiografia relativa al trompe l'oeil si collocano alcuni aneddoti narrati di Plinio il Vecchio e divenuti alcuni degli episodi più noti nella storia dell'arte. Secondo uno di questi, un giorno, il pittore greco Parrasio
« venne a gara con il contemporaneo Zeusi; mentre questi presentò dell'uva dipinta così bene che gli uccelli si misero a svolazzare sul quadro, quello espose una tenda dipinta con tanto verismo che Zeusi, pieno di orgoglio per il giudizio degli uccelli, chiese che, tolta la tenda, finalmente fosse mostrato il quadro; dopo essersi accorto dell'errore, gli concesse la vittoria con nobile modestia: se egli aveva ingannato gli uccelli, Parrasio aveva ingannato lui stesso, un pittore. »
(Plinio il Vecchio, Storia naturale XXXV 65-66)
Tale storia era largamente diffusa al di fuori del piccolo mondo dei pittori e degli amatori d'arte. In un seminario del 1964, lo psicoanalista e teorico Jacques Lacan osservò che il mito dei due pittori rivelava un aspetto interessante della cognizione umana: mentre gli animali sono attratti da apparenze superficiali, gli esseri umani sono attratti dall'idea di ciò che è nascosto.
Ma è possibile annoverare altri racconti simili che risalgono all'antichità: il cavallo dipinto da Apelle, che provocò il nitrito di alcuni cavalli, le tegole dipinte, sulle quali alcuni corvi tentarono di posarsi e infine i volatili rappresentati da Protogene sullo sfondo di uno dei suoi quadri, ai quali, secondo Strabone, una pernice tentò di unirsi.[senza fonte] Come gli epigrammi ecfrastici della tradizione greca, questi piccoli racconti tendevano ad accreditare l'idea secondo la quale l'arte può spingersi così lontano nell'imitazione del visibile che diventa impossibile differenziare la realtà dalla sua raffigurazione dipinta, e lo spazio del reale dallo spazio della raffigurazione.
Per gli antichi ogni opera d'arte è un trompe l'oeil e tuttavia l'antichità non ha conosciuto realmente un genere pittorico strettamente equivalente all'odierno trompe l'oeil. La "grande pittura" antica ha dedicato scarsa attenzione alla "pittura d'oggetti", la sola realmente capace di creare un effetto di trompe l'oeil. La riflessione degli antichi sull'arte della pittura o della scultura, fondata sulla convinzione della natura mimetica della rappresentazione, ha tuttavia moltiplicato le osservazioni sul carattere illusionistico e ingannevole delle immagini. Queste immagini in genere raffigurano animali ingannati dalla rappresentazione di un loro simile, innamorati che soffrono pene d'amore alla vista del ritratto di una bella ragazza, opere che sembrano volersi animare o voler parlare.
Tuttavia, né in greco né in latino esiste una parola che identifichi esplicitamente una categoria estetica fondata sull'effetto ingannatore dell'arte, né un termine che designi un genere paragonabile a quello del moderno trompe l'oeil, benché diversi vocaboli, nell'una e nell'altra lingua, segnalino i limiti della falsa apparenza nell'arte (eidolon, skiagrafia, fantasma, species). Se l'effetto dell'illusione esiste veramente, si produce in qualsiasi categoria di rappresentazione dipinta o scolpita: quella dell'essere umano innanzitutto, ma anche quella degli animali, dei fiori e degli alimenti (xenia).
Alcuni monumenti presentano già due elementi caratteristici della decorazione illusionistica, sia che si tratti di una decorazione prevalentemente architettonica o, più tardi, esclusivamente pittorica:la dilatazione dello spazio suggerita dalla sovrapposizione dei piani e il motivo di una finta galleria (teatro di Metaponto; Taso, porta di Zeus ed Era). Lo sviluppo di una decorazione monumentale fondata su effetti illusionistici è certamente da mettere in relazione con l'emergere di un modello di vita aristocratico e regale.
La "grande pittura" greca del V e IV secolo a.C. permette di scorgere tratti di questa tecnica, in particolar modo negli affreschi prodotti in un'età successiva (il I secolo a.C.) e collegati alla tradizione pompeiana. L'apparato decorativo è molto ricco e s'ispira a un criterio di imitazione della realtà, che però supera la soglia della verosimiglianza; gli elementi architettonici si addensano, si sovrappongono, schiudendo spazi continui ma di estensione limitata, nei quali s'insinua una natura che è anche esito di fantasia. Si tratta di un'interpretazione già ellenistica, propria del III secolo a.C., che gli artisti pompeiani riprendono in una fase successiva, rielaborando originali greci di cui mantengono, tuttavia, il carattere "realistico", sviluppato fino alle sue estreme conseguenze; la rassegna degli elementi architettonici diviene analitica, vengono curati i minimi particolari di elementi architettonici. Anche l'elemento naturale contribuisce a delineare un paesaggio fantasioso; il ruolo affidato alle piante è infatti troppo contenuto, è usato come un "riempitivo", che occupa il poco spazio lasciato libero dalla struttura architettonica.
Per incontrare per la prima volta un termine la cui accezione ricopra, probabilmente solo in parte, quella di trompe l'oeil bisogna aspettare Platone: la parola skiagrafia, formata da skia, ombra, e da grafè, disegno, pittura. Nel mondo greco la nozione di ombra è già in se stessa portatrice d'ambiguità. Certamente l'ombra ha solo l'apparenza dell'essere ma è anche il riflesso del vivente. Anche se la parola probabilmente non è stata usata in questo senso prima dell'inizio dell'epoca ellenistica, la skiagrafia stava comunque ad indicare la pittura realizzata in base all'ombra riflessa, il disegno che ne tracciava il contorno. La figura così ottenuta era chiamata skia. Questa leggenda eziologica, certamente elaborata nella cerchia del bronzista torico Senocrate, poneva l'ombra all'origine dell'immagine per far capire meglio che la vera fonte dell'arte era il desiderio di captare o di catturare l'essere vivente.
Teorie prospettive nel XVII secolo permisero un approccio più pienamente integrato all'illusione di architettura, che quando viene utilizzata dai pittori per "aprire" lo spazio di un muro o al soffitto viene definita quadratura.

Il Trompe l'oeil in Italia

L'Italia è sempre stata il maggior centro per questa forma d'arte e molti furono gli artisti che nel corso dei secoli utilizzarono questo tipo di tecnica pittorica: Giotto, nel Trecento, la impiegò nella Cappella degli Scrovegni di Padova, una delle sue opere più note, in particolare nella fascia inferiore della suddetta, dove dipinse in grisaglia le Allegorie del Vizio.
Nel Quattrocento questa tecnica fu largamente impiegata nella pittura fiamminga, già di per sé caratterizzata da un'estrema attenzione al dettaglio, soprattutto nei quadri di interni e nei ritratti, con motivi che saranno poi ripresi da pittori delle epoche seguenti, come per esempio da Jean-Simon Chardin. Fu però durante il Rinascimento che la pittura "architettonica" illusionista trovò la sua massima diffusione. In questo periodo storico, infatti, vennero teorizzate le prime regole della prospettiva ad opera di grandi maestri quali Masaccio, Brunelleschi e Leon Battista Alberti e il trompe-l'oeil venne condotto a livelli di estremo realismo e grande raffinatezza, applicato anche alle strutture architettoniche, deformate ed amplificate otticamente con la costruzione di falsi "sfondati" prospettici. Leonardo impiegò scientificamente la prospettiva nelle sue opere e introdusse importanti intuizioni su di essa a livello cromatico.
Con questi importanti artisti il trompe l'oeil non solo venne condotto a livelli di estremo realismo e di grande raffinatezza, ma gettò le basi della profondità spaziale, recuperata e rielaborata successivamente con grande virtuosismo dai loro successori barocchi. Da non dimenticare sono le eleganze dei motivi decorativi di ispirazione vegetale del rococò e il contributo storico dato dalla pittura olandese caratterizzato dalla riproduzione minuziosa di oggetti, ambizione pienamente condivisa dai pittori di trompe l'oeil.


Esempio di Trompe l'oeil sulla facciata di una palazzina a Arenzano

La tecnica del trompe l'oeil in facciata veniva adottata più che altro per esibizionismo ed era solitamente eseguita da veri e propri pittori che realizzavano affreschi di notevole valore artistico.

   
Solo verso l'Ottocento questa tecnica assunse una funzione architettonica reale, volta non solo a nobilitare un edificio, ma anche a sostituire materiali altamente decorativi. Solitamente si simulavano gli elementi più classici di un edificio come le finestre o dei finti rivestimenti specialmente sugli angoli di quest'ultimo, ma non sono rari i casi in cui viene simulato tutto, finte statue con tanto di nicchia, finte tendine dietro ad altrettanti finti vetri.

La tecnica del trompe l'oeil era usata anche all'interno delle abitazioni, e anche qui si hanno esempi molteplici, dal finto divano, alla vetrata con panorama, fino alla finta stanza con tanto di arredamento interno. In alcune occasioni si trovano anche le prime intuizioni sperimentali sugli effetti dell'atmosfera sul colore. I giochi di tonalità che fanno sembrare più chiari gli elementi del paesaggio che si trovano più lontano.




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